Il rating ESG

Il rating ESG è divenuto in pochi anni uno strumento centrale nelle strategie delle imprese, nelle politiche degli investitori e nelle decisioni del sistema bancario. La convinzione ormai consolidata nei mercati finanziari è che il valore di un’impresa non possa più essere misurato soltanto attraverso i tradizionali indicatori economico-finanziari. La capacità di gestire i rischi climatici, di valorizzare il capitale umano e di adottare assetti di governo trasparenti concorre oggi a definirne la solidità di lungo periodo.

Che cos’è il rating ESG

In questo contesto si è affermato il rating ESG, uno strumento che traduce in una valutazione sintetica la complessità delle performance non finanziarie di un’impresa o di un emittente. A differenza del rating di credito, che misura la capacità di onorare i propri debiti, il rating ESG esprime il modo in cui il soggetto valutato gestisce i fattori ambientali, sociali e di governance e la sua esposizione ai relativi rischi. Non va confuso con una certificazione di sostenibilità: la certificazione attesta la conformità a uno standard specifico, verificata da un organismo indipendente, mentre il rating esprime un giudizio comparativo elaborato secondo la metodologia proprietaria dell’agenzia.

La rapida diffusione di questi strumenti ha però portato alla luce alcune criticità strutturali: l’eterogeneità delle metodologie adottate dai diversi fornitori, la scarsa trasparenza dei modelli di valutazione, il rischio di conflitti di interesse e la possibilità di alimentare fenomeni di greenwashing. La mancanza di regole comuni ha così generato valutazioni divergenti sullo stesso soggetto, riducendo la comparabilità dei dati e la fiducia degli operatori di mercato.

Il Regolamento (UE) 2024/3005

Per rafforzare l’integrità e l’affidabilità di tali valutazioni, l’Unione europea ha adottato il Regolamento (UE) 2024/3005 del 27 novembre 2024, applicabile dal 2 luglio 2026. Il Regolamento introduce per la prima volta un quadro armonizzato per l’attività di rating ESG nell’Unione: senza imporre una metodologia unica, subordina l’operatività dei fornitori a un sistema di autorizzazione e vigilanza affidato all’ESMA, con requisiti stringenti di trasparenza metodologica, indipendenza del giudizio e gestione dei conflitti di interesse. Tra le novità di maggior rilievo, l’obbligo di fornire rating E, S e G distinti anziché un unico punteggio aggregato.

Gli obblighi gravano sui fornitori di rating, non sulle imprese valutate: nessuna norma impone infatti a un’impresa di dotarsi di un rating ESG. Sono investitori, banche e partner commerciali a richiederlo con crescente frequenza, anche nell’ambito delle rispettive filiere produttive. Poiché il rating riflette anche la qualità e la disponibilità delle informazioni pubblicate, una rendicontazione strutturata incide favorevolmente sul giudizio: conoscere i criteri con cui si viene valutati diventa così, anche per le piccole e medie imprese, un elemento di presidio e di competitività.

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Informativa sul rating ESG

 

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